Principio di Precauzione & Inquinamento Elettro-magnetico (EMF)

La biografia sarà disponibile (come al solito) nell’articolo che verrà pubblicato in PDF in questo sito.

Abstract

Questo articolo analizza il principio di precauzione e come esso possa trovare applicazione in riferimento all’inquinamento elettro-magnetico (EMF) in particolare UHF. Gli aspetti normativi e scientifici saranno trattati. Alla fine si osserverà come il principio di precauzione sia l’unico strumento giuridico atto a difendere il diritto alla salute e l’ambiente da possibili effetti negativi (soprattutto di lungo termine) conseguenti ad uno sviluppo tecnologico esponenziale che non permette alcuna valutazione a priori sui possibili impatti e/o effetti che potrebbe avere sulla salute umana e sull’ambiente.  Infatti, “il Principio di Precauzione impone, in caso di dubbio sul livello di rischio, di adottare l’impostazione più conservativa consistente nel minimizzare detto rischio, eventualmente preferendo l’opzione zero rischio” (Tribunale Civile di Venezia, sentenza n.441 del 19/02/08). In altre parole, qualora lo stato delle conoscenze scientifiche è tale da porre anche un ragionevole dubbio sulla sussistenza di possibili effetti nocivi per l’uomo e l’ambiente (conseguenti ad un determinato agente), il principio di precauzione permette di adottare tutti quei provvedimenti che possono evitare la concretizzazione del rischio.

 

Principio di Precauzione

Il Principio di Precauzione, previsto dall’Art.174 del Trattato UE, è parte integrante dell’ordinamento nazionale (Tribunale Civile di Milano, sentenza n.43678 del 10/10/03). Esso (per la natura delle cose a là Gustav Radbruch) è finalizzato ad affrontare e prevenire, con una azione cautelare e preventiva (Cassazione sentenza n. 9893 del 27/07/2000), gli effetti di “breve e lungo termine” d’una possibile esposizione ad una res/agente sui quali la letteratura scientifica presenti un “quadro” d’incertezza atto a giustificare un “ragionevole dubbio” (Tribunale Civile di Venezia, sentenza n.441 del 19/02/08).

Di contro, quando vi sia una certezza sul nesso causale (sia di breve che di lungo termine) non trova applicazione il principio di precauzione ma altri istituti giuridici preordinati (non più a prevenire qualcosa di potenziale e di futuro) ma difendere da pericoli attuali e certi.

Da ciò consegue che i criteria metodologici ed epistemologici applicabili per definire se applicare (oppure no) il principio di precauzione sono completamente diversi dai criteria applicabili per intervenire su un pericolo attuale e presente. Essi non possono essere quelli “stretti” della medicina medico legale usati (exempli gratia) per: liquidare danni; accertare responsabilità; valutare profili socio-economici finalizzati alla reintegrazione del cittadino nel suo stato di salute e/o nelle sue attività produttive; concedere benefici di legge; liquidare malattie professionali e/o infortuni di lavoro.

Di contro, occorre un’analisi attenta della ricerca e della letteratura scientifica per valutare se esista, oppure no, una situazione di incertezza che possa giustificare un ragionevole dubbio sui possibili effetti di breve e di lungo termine. La presenza del ragionevole dubbio legittima l’impostazione di misure cautelari e preventive atte a minimizzare il rischio e creare lo stato più conservativo possibile (preferendo eventualmente l’opzione zero rischio).

Il Quadro Normativo

Riferimenti Normativi

Il riconoscimento normativo del “principio di precauzione” lo si trova espressamente nell’art. 191 del Trattato di Lisbona (TFEU); nella direttiva 85/337/CE; nel Regolamento EC No. 178/2002; nell’art. 174 del Trattato che istituisce la Comunità Economica Europea (e successive novellazioni) firmato a Roma il 25 marzo 1957, accanto al principio di prevenzione ed al principio di correzione, oltre ad essere suggerito dai documenti Ispesl-Iss del 29/01/1998 e Ispesl 03/03/1998. Tale principio richiede che: per proteggere la salute e l’ambiente da potenziali danni a lungo termine è necessario adottare ed imporre misure di cautela anche in situazioni di incertezza scientifica. In altre parole, il principio di precauzione legittima l’imposizione di misure cautelari in momenti anteriori a quelli nei quali debbano essere predisposti interventi preordinati alla difesa del pericolo (essendo la sua funzione preventiva). La sua applicazione può benissimo avere effetti restrittivi sui diritti d’iniziativa economica e/o privata per la peculiare natura dei beni giuridici tutelati (la salute e l’ambiente) il cui danneggiamento non potrebbe essere adeguatamente riparato attraverso un intervento successivo (Tribunale di Milano, sentenza n.43678 del 10/10/03).

Riferimenti Giurisprudenziali Europei

La Corte di Giustizia ha affermato che le disposizioni del trattato che esprimono gli obiettivi fondamentali e i principi essenziali hanno valore costituzionale ed, assieme alla Commissione delle Comunità Europee, ha ribadito come il principio di precauzione abbia portata generale e sia esteso alla salute ed ai consumatori. Un principio che rientra a pieno titolo in quelli che hanno effetto diretto (Court of Justice, Case: Van Gend en Loos versus Nederlandse Administratie der Belastingen, 1963) sugli ordinamenti nazionali. In altre parole, è direttamente applicabile dai giudici nazionali (che diventano “EU law Judge”). Inoltre, la Corte di Giustizia ha riconosciuto che il principio di precauzione si applica quando sussiste una situazione di incertezza riguardo all’esistenza o alla portata di rischi (a lungo termine) per la salute delle persone, potendo essere adottate misure di protezione senza dover attendere che sia pienamente dimostrata l’effettiva esistenza di tali rischi (Corte Giust. UE, sentenza del 17 dicembre 2015, Neptune Distribution, C 157/14, punti 81 e 82)[1]. Non solo, la Corte ha più volte statuito che le norme nazionali devono essere lette dai magistrati degli Stati membri in conformità ai principi ed alle norme europee (Case C-106/89, Marleasing SA; Case C-148/78, Ratti).

Riferimenti Giurisprudenziali Nazionali: Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale ha trattato il principio di precauzione (a vario titolo) nelle sentenze: 399/1996; 185/1998; 121/1999; 351/1999; 382/1999. Nella sentenza n. 351/1999 ribadisce come l’adozione di misure precauzionali per la tutela della salute umana rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 32 della costituzione che impone e legittima l’adozione di adeguate misure di cautela. Nella sentenza n. 382/1999 la Corte respinge le censure di illegittimità costituzionale avanzate dall’Avvocatura di Stato contro una legge della regione Veneto che prevede valori limite di esposizione ai campi elettromagnetici molto inferiori rispetto a quelli imposti dal D.P.C.M. 23 aprile 1992. La Corte, di fatto, riconosce che il diritto alla salute prevale sull’ “interesse nazionale” e/o economico di alcune Compagnie operanti nel settore. Nella sentenza n. 185/1998 la Corte afferma che la situazione di incertezza scientifica NON E’ SUFFICIENTE di per sé AD ESLUDERE l’adozione di provvedimenti di contenuto positivo o negativo, preordinati alla tutela della salute umana. Ovvero ha riconosciuto (in altre parole) come una situazione di incertezza possa legittimare l’adozione di provvedimenti cautelari come richiesto dall’istituto del principio di precauzione. Pertanto, il principio di precazione è recepito nel Nostro Ordinamento come: principio europeo direttamente applicabile; principio ontologicamente immanente nel nostro ordinamento; espressione dell’art. 32 Cost., oltre a potersi vedere come diritto inviolabile ex art. 2 Cost. . Entrambe le Alte Corti (Europea e Costituzionale) lo ritengono principio direttamente applicabile dai singoli giudici nazionali.

 

Riferimenti Giurisprudenziali Nazionali: Cassazione e Giurisprudenza di Merito

L’applicazione del principio di precauzione in riferimento all’elettrosmog è stata riconosciuta già da numerosa giurisprudenza di cassazione e di merito.

Exempli gratia: la Corte di Cassazione (sentenza del 27 luglio 2000, n.9893) ha riconosciuto ai Giudici di Merito il diritto ed il dovere di accertare i possibili rischi per la salute al di là di quelli che sono i limiti ufficiali di legge in base a quanto emerge dalla letteratura scientifica nel momento in cui decidono.  “Il diritto alla salute, posto a base della domanda, è infatti un diritto fondamentale dell’individuo, che l’articolo 32 Cost. protegge direttamente (Corte cost. 26 luglio 1979 n. 88; 14 luglio 1986 n. 184; 18 dicembre 1987 n. 559; 27 ottobre 1988 n. 992; 22 giugno 1990 n. 307; 18 aprile 1996 n. 118). … La Corte costituzionale, nella sentenza 30 dicembre 1987 n. 641, ha espressamente affermato che, in tema di lesione della salute umana, è possibile il ricorso all’articolo 2043 cod. civ. e che si è cosi in grado di provvedere non solo alla reintegrazione del patrimonio del danneggiato, ma anche di prevenire e sanzionare l’illecito. … E perciò rientra nei poteri del giudice ordinario … accertare se, sulla base delle conoscenze scientifiche acquisite nel momento in cui si tratta di decidere sulla domanda, … vi sia pericolo per la conservazione dello stato di salute nella esposizione al fattore inquinante di cui si tratta, ancorché tale esposizione si determini nel rispetto dei limiti massimi stabiliti dalla disciplina di rango secondario vigente al momento della decisione. … La tutela giudiziaria del diritto alla salute … può essere preventiva e dare luogo a pronunce inibitorie.

Sulla stessa linea è la Corte d’Appello di Milano (sentenza n.2168 del 10/06/09) che, confermando la sentenza n. 1490 del 17/10/05 del Tribunale Civile di Como, sottolinea come i rischi da elettrosmog “non nascono da autosuggestione, ma da studi scientifici, significativi per numero e per qualità, tanto da essere stati presi in considerazione dalla IARC nelle sue classificazioni” e come in questo caso trovi benissimo applicazione il principio di precauzione che ha il suo fondamento nell’art.174 del Trattato UE. Trattato che è parte integrante dell’ordinamento nazionale. Anche il Tribunale Civile di Milano (sentenza n. 43678 del 10/10/03) riconosce l’importanza del principio di precauzione come strumento giuridico atto a difendere la salute umana, potendo il giudice derogare agli stessi limiti di legge quando la letteratura scientifica presente nel momento in cui si decide rilevi una situazione di incertezza per soglie di esposizioni minori rispetto a quelle di legge. Nel caso, il Tribunale di Milano riconosceva come soglia di massimo limite di esposizione 0.5 V/m contro i 6 V/m della legge.

Questo sample mostra come la giurisprudenza ha ritenuto il principio di precauzione atto a prevalere sui limiti ufficiali di legge e/o sulle guide internazionali ICNIRP, dovendo il giudice daccogliere quei limiti minori che possano emergere dalla letteratura scientifica. D’altronde, che i limiti ufficiali in thema di EMF non fossero idonei a garantire e tutelare la salute umana fu riconosciuto già da una pluralità di Enti.

Esempio di Enti che hanno ritenuto le attuali linee guida ufficiali non adatte alla tutela della salute umana e sostenuto la necessità di applicare il principio di precauzione in thema di EMF

La necessità di applicare il principio di precauzione in thema di EMF è stato riconosciuto: dal Consiglio d’Europa; dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa; da molti Enti Pubblici Territoriali e numerosi Studiosi. Tutti riconoscono come le emissioni UHF (e più generalmente EMF) rappresentino un potenziale fattore di danno per la salute nel lungo termine. Per tali motivi si è più volte invitato ad usare al loro posto “reti cablate” ed evitare l’uso di Wi-Fi / GSM (in particolare dove siano presenti bambini, donne incinta, convalescenti, etc…). Pertanto, a fortiori, tale invito vale anche all’interno delle “mura domestiche” dove tali persone vivono e dormono. Che la tutela debba riguardare anche l’abitazione privata è stato ribadito (e.g.) dal Secondo Appello di Friburgo (firmato da medici di livello internazionale) ove nel primo punto invitano a garantire la “tutela dell’inviolabilità dell’abitazione tramite drastica limitazione delle radiazioni elettromagnetiche che penetrano tra le proprie “quattro mura””.

Questa necessità, assieme all’incapacità degli attuali limiti stabiliti dalla legge e dalle linee guida internazionali è stato ribadito anche da diverse Autorità. Qui infra ne riporto un sample:

L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa con la risoluzione n. 1815 del 27 maggio 2011 ha riconosciuto come dall’inquinamento elettromagnetico derivino effetti potenziali nocivi, non termici, ma biologici … anche quando ci siano esposizioni a livelli inferiori rispetto i valori limite ufficiali (e.g. ICNIRP). Per tali motivi l’Assemblea raccomanda: “in relazione all’uso privato di telefoni mobili, telefoni DECT (cordless), WiFi, WLAN e WIMAX per computer ed altri dispositivi wireless come i BABY PHONES” che si dia “la preferenza a connessioni internet cablate” (ovvero non Wireless) soprattutto ove siano presenti bambini in generale e in particolare nelle scuole”.

Il Report del Committee on the Environment, Agriculture and Local and Regional Affairs dell’Assemblea Parlamentare riporta come “One must respect the precautionary principle …; waiting for high levels of scientific and clinical proof can lead to very high health and economic costs“.

Il Consiglio d’Europa ribadì come:“The EU Commission and the EEA sees the precautionary principle as central to public policymaking where there is scientific uncertainty and high health, environmental and economic costs in acting, or not acting, when faced with conflicting evidence of potentially serious harm”, ripetendo quando detto dall’Assemblea Parlamentare: “Waiting for high levels of proof before taking action to prevent well known risks can lead to very high health and economic costs, as we have seen with asbestos, leaded petrol and smoking”.

L’European Environmental Agency (2007) affermò come le nuove scoperte richiedano “for tougher safety standards” (“per standards di sicurezza più rigidi / severi“) rispetto agli attuali.

La Comunità Scientifica ha sollevato tale problema più volte.

Ricordiamo, exempli gratia, il Gruppo di Scienziati conosciuto come “Seletun Scientific Panel” che nel 2010 ribadì proprio come le: “Present guidelines, such as IEEE, FCC, and ICNIRP, are not adequate to protect humans from harmful effects of chronic EMF exposure“. (“Le attuali guide linea di riferimento, quali quelle IEEE, FCC e ICNIRP, non sono adeguate alla protezione degli esseri umani da effetti dannosi per una esposizione cronica/prolungata ai campi EMF“). Questi Scienziati avanzarono anche delle raccomandazioni quali quella di usare trasmissioni cablate nelle scuole e nei luoghi in cui ci sono bambini (pertanto a fortiori anche nelle case ove vivono), raccomandando fortemente di non installare impianti e/o connessioni wireless al fine di evitare una pervasiva e prolungata esposizione per i bambini a tali frequenze.

Nel 2012, il gruppo di lavoro del progetto “BioInitiative 2012” arrivò alle stesse conclusioni. Gli scienziati affermarono come le: “Existing FCC and ICNIRP public safety limits seem to be not sufficiently protective of public health, in particular for the young (embryo, fetus, neonate, very young child)“. (“gli esistenti limiti di sicurezza del FCC e ICNIRP sembrano non essere sufficientemente protettivi per la salute pubblica, in particolare per i giovani (embrioni, feti, neonati, bambini della prima infanzia)“).

La particolare preoccupazione rivolta ai bambini,e.g., è stata sottolineata pure dal Presidential Cancer Panel (2010) che affermò come i bambini: “sono a particolare rischio a causa della loro minore massa corporea e rapido sviluppo fisico“. Una preoccupazione condivisa dall’American Academy of Pediatrics.

Una recente pubblicazione di Massimo Coraddu, Eugenio Cottone, Angelo Levis, Alberto Lombardo, Fiorenzo Marinelli e Massimo Zucchetti (2016) fa il punto sulla situazione affermando come: “Existing FCC and ICNIRP public safety limits are not sufficiently protective of public health, in particular for the young subjects – embryos, fetuses, neonates, very young children – and for those which are exposed to extremely high ELF and RF/EMF levels. Sufficient evidence comes from epidemiological studies of an increased risk from exposure to EMF of adverse acute effects and even long-term carcinogenic effects that cannot be attributed to chance, bias or confounding” (“Gli esistenti limiti FCC e ICNIRP di pubblica sicurezza non sono sufficientemente protettivi della salute pubblica, in particolare dei soggetti giovani – embrioni, feti, neonati, bambini di prima e seconda infanzia – e per coloro che sono esposti ad alti livelli di campi: di estrema bassa frequenza (ELF); di radiofrequenza (RF); ed elettromagnetici (EMF). Dagli Studi Epidemiologici provengono prove sufficienti d’un rischio maggiore, causato dall’esposizione ai campi elettromagnetici, per effetti acuti negativi e, perfino, effetti cancerogeni di lungo tempo che non possono essere attribuiti al “caso”, bias (errore) o variabili confondenti”).

Alle stesse conclusioni arrivò pure la giurisprudenza italiana.
Il Tribunale Civile di Milano (sentenza n. 43678 del 10/10/03) afferma che: “il rispetto dei limiti posti dalla normativa vigente e, in particolare, dalle norme secondarie … non rende le immissioni di per sé lecite e compatibili con la tutela del diritto alla salute. Deve, infatti, tenersi conto della rilevanza costituzionale del diritto alla salute (art. 32 della Costituzione) e del grado di tutela conseguente, necessariamente prevalente sulla libertà (libertà e non diritto) di impresa, pur prevista dall’articolo 41 della Costituzione… . Alla scala di valori posta dalla Costituzione deve, poi, aggiungersi il Principio di Precauzione, previsto dall’articolo 174 del Trattato U.E., che deve considerarsi parte dell’ordinamento nazionale“. Pertanto, il Tribunale di Milano, concordando con i massimi esponenti della Comunità Scientifica, non ritiene il limiti ufficiai di legge 6 V/m (ovvero gli standard dell’ICNIRP) sufficienti a tutelare il diritto alla salute. Il Tribunale opta per valori più bassi: non superiori ai 0,5 Volt per metro. Un limite lievemente più basso allo 0,6 V/m suggerito: dall’ICEMS; da Bioinitiative; del Consiglio d’Europa; dalla Conferenza di Salisburgo che ha raccomandato un limite di 0,1 microW/cm2 (0,6 V/m).

Rilevanti sono anche i diversi appelli internazionali da parte di diversi scienziati rivolti all’OMS e all’ONU proprio per rivedere i limiti delle linee guida ormai obsoleti, oltre ad invitare ad un minore uso (soprattutto quando evitabile ed inutile) dei dispositivi wireless. Da ultimi riportiamo gli appelli internazionali del 2015 e del 2017. Chi scrive ritiene che la mera presenza d’un appello dimostra e integra la situazione di incertezza per applicare il principio di precauzione.

Anche a livello politico ci sono state alcune prese di posizione.

La Francia, con Legge n. 468 del 29 gennaio 2015, vieta l’uso del WI-FI negli asili nido e nelle scuole materne per proteggere i bambini dai potenziali danni di lungo termine provocati da tali emissioni elettromagnetiche. Una nocività già riscontata anni prima quando, nel 2011, utenti ed impiegati di alcune biblioteche di Parigi manifestarono diverse forme di malessere a seguito di esposizioni a EMF emessi dai sistemi Wi-Fi. Il Comune di Parigi fu stato costretto a rimuovere la rete Wi-Fi. Tale rimozione fu seguita dalla French National Library e da alcune Università Francesi. Sempre in Francia, un giudice di Tolosa ha riconosciuto la sindrome da ipersensibilità elettromagnetica ad una donna di 39 anni assegnandole una pensione di invalidità. La sindrome fu riconosciuta essere causata dall’esposizione ad apparecchi ed onde elettromagnetiche.

In Svezia è stata riconosciuta ufficialmente la sindrome da intolleranza ai campi elettromagnetici, e come tali campi possano essere collegati a gravi malattie quali il cancro, la leucemia e l’Alzheimer.

L’Inghilterra, dopo un boom d’installazioni di Wi-Fi nelle Scuole iniziato nel 2006, a seguito di malesseri denunciati da docenti e studenti, iniziò un graduale smantellamento dei trasmettitori in tutte le scuole inglesi. Il Responsabile della HPA (Health Protection Agency) aprì un’inchiesta per identificare e valutare le implicazioni che la tecnologia wireless può avere sulla salute.

In Germania, il Governo Merkel (Ministero Federale per la Protezione dalle Radiazioni) ha espressamente invitato la popolazione tedesca a prediligere sempre l’accesso via cavo (reti cablate) rispetto alle reti wireless. In particolare, il Parlamento del Land della Baviera ha raccomandato di non utilizzare il Wi Fi nelle scuole di ogni grado.

In Spagna, il Parlamento della Navarra, applicando il principio di precauzione in thema di Wi-Fi deliberò di rimuoverlo dalle Scuole.

In Italia, nonostante i politici Italiani siano rimasti “insensibili” alle segnalazioni provenienti dalla comunità scientifica internazionale “arroccandosi” (e.g., il governo) dietro alle linee guida dell’ICNIRP, diversi Enti Pubblici Territoriali hanno assunto politiche diverse. La Provincia di Bolzano con risoluzione 378/15 impegnò la Giunta a limitare al minimo indispensabile l’esposizione ai CEM della popolazione, con particolare riguardo ai bambini e ai giovani frequentanti le scuole. Il Consiglio Regionale del Piemonte con mozione n. 500/2015, approvata il 19/01/2016, impegnò la Giunta a sostituire negli ambienti scolastici e in altre strutture pubbliche le reti locali wireless già esistenti con impianti a basse radiazioni che richiedano l’attivazione manuale da parte dell’utente e l’utilizzo limitato nel tempo e nello spazio. Il Consiglio Regionale del Lazio con le mozioni 301 e 302 dello 05/03/2015 impegnò il Presidente della Regione ad adottare interventi urgenti contro l’elettrosmog. Per tutelare la salute pubblica fu chiesto di rispettare il principio precauzionale.

Alla Camera dei Deputati (il 16 Aprile 2016) l’On. Gianni Melilla ha presentato una interpellanza parlamentare ove ha sostenuto, difronte al Ministro dell’Ambiente, la necessità d’attivare iniziative per vietare l’uso di tali apparecchiature Wi-Fi nelle scuole e negli ospedali, privilegiando al loro posto quelle via cavo. L’On. Melilla presentò in parlamento una sintesi delle tesi promosse da molti medici e scienziati Italiani che scrissero nel 2015 una diffida al governo quando ipotizzo d’aumentare i limiti di legge nell’autunno del 2014.       

La Situazione di Incertezza ed il Ragionevole Dubbio nella letteratura scientifica

Alla base del principio di precauzione, come detto supra, ci deve essere la letteratura scientifica. Questa deve presentare una condizione di incertezza.

In questo articolo esamineremo se la letteratura scientifica inerente ai campi elettro-magnetici (EMF), in particolare UHF, giustifichi l’applicazione del principio di precauzione.

La situazione di incertezza in thema è provata da “come” l’argomento sia controverso in letteratura e dai continui appelli internazionali che la Comunità Scientifica presenta regolarmente (di cui l’ultimo nel 2017). Inoltre, il mero fatto che l’Agenzia Internazionale per la Lotta contro il Cancro abbia inserito le “radiazioni elettromagnetiche” nel gruppo 2B (possibile agente cancerogeno) dimostra (al di là d’ogni ragionevole dubbio) l’integrazione di tutti i criteria necessari per l’applicare del principio di precauzione. Un fatto che, in se e per se, integra la situazione di incertezza richiesta dal principio di precauzione, come riconosciuto dalla Corte d’Appello di Milano (sentenza n. 2168 del 10/06/09), che confermando la sentenza n.1490 del 17/10/05 del Tribunale Civile di Como, afferma che non può obbiettarsi che si tratti dimere paure … posto che i timori in questione non nascono da autosuggestione, ma da studi scientifici, significativi per numero e per qualità, tanto da essere stati presi in considerazione dalla IARC nelle sue classificazioni”.

A questo si può aggiungere che: una volta in cui l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ammette che il 3% della popolazione occidentale presenta sintomi da elettro-sensibilità per esposizione a campi elettro-magnetici di Wi-Fi, telefonia mobile, etc…, è ammettere che tali esposizioni non causano solo effetti termici ma anche biologici e/o psico-comportamentali.

A livello di letteratura scientifica ormai sono copiosi gli studi che sottolineano gli effetti negativi di breve e di lungo termine conseguenti a tali campi. Come sample riportiamo ciò che è stato pubblicato da un gruppo di ricercatori internazionali all’interno dell’iniziativa / progetto “Bioinitiative” (link: www.bioinitiative.org). Dagli studi ivi raccolti, emerge chiaramente che le conseguenze alle esposizioni EMF non si limitano agli effetti termici ma possono essere fattori di causa o con-causa, nel lungo termine, per una pluralità di condizioni psico-fisiche che vanno da:

  • abnormal gene transcription (Adamantia F. Fragopoulou, MSc, PhD, Prof. Lukas H. Margaritis, PhD, Evidence for EMF Transcriptomics and Proteomics Research 2007-2012, section 5);
  • genotoxicity and single-and double-strand DNA damage (Prof. Henry Lai, PhD, Genetic Effects of Non-Ionizing Electromagnetic Fields, Section 6);
  •  stress proteins because of the fractal RF-antenna like nature of DNA (Prof. Martin Blank, PhD, The Cellular Stress Response: EMF-DNA Interaction, Section 7);
  • chromatin condensation and loss of DNA repair capacity in human stem cells (Prof. Henry Lai, PhD, Genetic Effects of Non-Ionizing Electromagnetic Fields, Section 6; Prof. Igor Belyaev, Ph D, Dr Sc,  Evidence for Disruption by Modulation Role of Physical and Biological Variables in Bio-effects of Non-Thermal Microwaves for Reproducibility, Cancer Risk and Safety Standards, section 15);
  • reduction in free-radical scavengers – particularly melatonin (Adamantia F. Fragopoulou, MSc, PhD, Prof. Lukas H. Margaritis, PhD, Evidence for EMF Transcriptomics and Proteomics Research 2007-2012, section 5; Prof. Henry Lai, PhD, Neurological Effects of Non-Ionizing Electromagnetic Fields, section 9; Zoreh Davanipour, DVM, PhD, ELF MF – Melatonin Production – Alzheimer’s Disease and Breast Cancer, section 13; C. L. Sage, MA, Evidence for Breast Cancer Promotion (Melatonin Studies in Cells and Animals), section 14; Prof. Igor Belyaev, Ph D, Dr Sc,  Evidence for Disruption by Modulation Role of Physical and Biological Variables in Bioeffects of Non-Thermal Microwaves for Reproducibility, Cancer Risk and Safety Standards, section 15; Paul Héroux, PhD, Professor, Ying Li, PhD, Plausible Genetic and Metabolic Mechanisms for the Bioeffects of Very Weak ELF Magnetic Fields on Living Tissues, section 16; Abraham R. Liboff, PhD, Professor Emeritus, Electromagnetic Medicine Non-Inductive Non-Thermal Modalities, section 17);
  • neurotoxicity in humans and animals (Prof. Henry Lai, PhD, Neurological Effects of Non-Ionizing Electromagnetic Fields, section 9);
  • carcinogenicity in humans (Prof. Michael Kundi, PhD, Evidence for Brain Tumors, Sections 11; Lennart Hardell, MD, PhD, Professor, Use of Wireless Phones and Evidence for Increased Risk of Brain Tumors, section 11; Prof. Michael Kundi, PhD, Evidence for Childhood Cancers (Leukemia), section 12; Zoreh Davanipour, DVM, PhD, ELF MF – Melatonin Production – Alzheimer’s Disease and Breast Cancer, section 13; C. L. Sage, MA, Evidence for Breast Cancer Promotion (Melatonin Studies in Cells and Animals), section 14;   Prof. Igor Belyaev, Ph D, Dr Sc,  Evidence for Disruption by Modulation Role of Physical and Biological Variables in Bioeffects of Non-Thermal Microwaves for Reproducibility, Cancer Risk and Safety Standards, section 15; Paul Héroux, PhD, Professor, Ying Li, PhD, Plausible Genetic and Metabolic Mechanisms for the Bioeffects of Very Weak ELF Magnetic Fields on Living Tissues, section 16; Abraham R. Liboff, PhD, Professor Emeritus, Electromagnetic Medicine Non-Inductive Non-Thermal Modalities, section 17);
  • serious impacts on human and animal sperm morphology and function (Prof. Jitendra Behari, PhD, Dr. Paulraj Rajamani, PhD, Electromagnetic Field Exposure Effects (ELF-EMF and RFR) on Fertility and Reproduction, Section 18);
  • effects on offspring behavior, psychological and neurological effects, (Prof. Jitendra Behari, PhD, Dr. Paulraj Rajamani, PhD, Electromagnetic Field Exposure Effects (ELF-EMF and RFR) on Fertility and Reproduction, Section 18; Prof. Carlo V. Bellieni, MD, Dr. Iole Pinto, PhD, Fetal and Neonatal Effects of EMF, section 19; Martha Herbert, PhD, MD, Findings in Autism (ASD) Consistent with Electromagnetic Fields (EMF) and Radiofrequency Radiation (RFR), section 20);
  • effects on brain and cranial bone development in the offspring of animals that are exposed to cell phone radiation during pregnancy (Adamantia F. Fragopoulou, MSc, PhD, Prof. Lukas H. Margaritis, PhD, Evidence for EMF Transcriptomics and Proteomics Research 2007-2012, section 5;  Prof. Jitendra Behari, PhD, Dr. Paulraj Rajamani, PhD, Electromagnetic Field Exposure Effects (ELF-EMF and RFR) on Fertility and Reproduction, Section 18).

L’inquinamento elettro-magnetico è responsabile e/o co-responsabile anche di diversi problemi psico-comportamentali dei ragazzi in età scolare (disturbi di attenzione con o senza iperattività'; disturbi di apprendimento; disturbi della condotta; etc…). Questi disturbi, pur presentando una genesi multifattoriale, hanno come possibile fattore di causazione e/o con-causazione proprio le esposizioni ai campi elettromagnetici.
Che vi sia un rapporto causativo sembra dimostrato dal fatto che i bambini che hanno avuto una madre che usava cellulari durante la gravidanza hanno probabilità maggiori a sviluppare:
• problemi embrionali (25% di maggiore probabilità);
• deficit di attenzione con o senza iperattività (35% di maggiore probabilità);
• disturbi della condotta (49% di maggiore probabilità). Questo tipo di disturbo fa poi da apripista nell’adolescenza alle tossico dipendenze ed alla personalità antisociale.
Che i campi elettromagnetici hanno effetti bio-chimici e neurologici è stato visto osservando come possano alterare: sia le capacità di auto-controllo (Bernd Figner); sia il senso di moralità (Liane Young).

In Italia, sono assai significativi i lavori e gli studi del Prof. Angelo Levis (Professore dell’Università di Padova; biologo di fama internazionale; membro permanente della Commissione Tossicologica Nazionale presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma; consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presso l’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro – I.A.R.C. di Lione).

Questo articolo, non avendo l’obiettivo di ripercorrere l’intero sviluppo storico della ricerca e dei “warnings” (“avvisi / allerte”) dati dagli Scienziati, vi invita a legge uno dei tanti scritti del Prof. Angelo Levis “Effetti biologici e sanitari a breve e a lungo termine delle radiofrequenze e delle microonde” (che potrete trovare al seguente Link: http://nomuos.org/documents/Levis_effetti_biologici_microonde.pdf).

Significativi sono anche gli studi del CNR (Istituto di Genetica Molecolare, Sezione di Bologna), dell’Istituto Ramazzini e dei fellows del Collegium Ramazzini di Bologna.

Alcune osservazioni critiche sul “perchè” i “limiti e/o standard ufficiali” di legge possano non svolgere appieno il loro “presunto” ruolo. Lobbies & Politica.

… omissis … (al momento).

 

Conclusione

Secondo l’autore, in termini di attualità e concretezza, esiste una letteratura scientifica che non esclude che tali forme di elettrosmog possano avere effetti negativi (diversi da quelli termici) sulla salute nel lungo termine e che pertanto si presenti una situazione di incertezza che giustifica l’applicazione del “principio di precauzione(come già riconosciuto ufficialmente dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa et al.) al fine di provvedere all’emanazione di provvedimenti cautelari finalizzati ad arginare tale rischio fino a quando non vi siano certezze maggiori.

Infatti, la letteratura scientifica e le nuove scoperte suggeriscono come gli standards di riferimenti indicati dalle linee guida dell’ICNIRP del 1998 siano ormai obsoleti e superati, non atti a garantire l’assenza di ogni potenziale effetto negativo alla salute umana nel lungo termine in particolare per: gli infanti ed i bambini; le donne incinta; qualunque soggetto che possa presentare una condizioni di debolezza e/o predisposizione.

Pertanto, da quanto osservato, il principio di precauzione trova piena legittimazione in thema di inquinamento elettro-magnetico.

[1] “81. Come ha rilevato l’avvocato generale al paragrafo 49 delle sue conclusioni, il legislatore dell’Unione deve tenere conto del principio di precauzione, secondo il quale quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi (vedere, sentenza Acino/Commissione, C‑269/13 P, EU:C:2014:255, punto 57)”.

“82. Qualora risulti impossibile determinare con certezza l’esistenza o la portata del rischio asserito a causa della natura non concludente dei risultati degli studi condotti, ma persista la probabilità di un danno reale per la salute pubblica nell’ipotesi in cui il rischio si realizzasse, il principio di precauzione giustifica l’adozione di misure restrittive (v., in tal senso, sentenza Acino/Commissione, C‑269/13 P, EU:C:2014:255, punto 58)”.

“Cervelli in fuga”? Assenza di lavoro, oppure …

Un mantra ripetuto in Italia per giustificare la “fuga dei Cervelli” (in Inglese: “human capital flight“) è l’assenza di lavoro e/o di opportunità, ma nessuno indaga perchè il lavoro e le opportunità manchino proprio ai “Cervelli in fuga” e non ad “altri” (… fra i quali “coloro” che mettono i “Cervelli in fuga”!!).

Questa riflessione parte dall’analisi di alcune dinamiche psico-sociali osservate nelle piccole Realtà Locali della Nostra Italia, ove tali dinamiche sono assai esplicite, forti e prepotenti.

Da esse emerge come non sia “l’assenza di lavoro e/o di opportunità”, ma, di contro, l’assenza di “spazio” dato ai “Cervelli in fuga” a causa dei “giochi di potere” attuati da un Sistema che tende a mantenere rigidamente le relazioni e gli equilibri “di forza” sociale presenti.

Pertanto, se arriva un “esterno” capace, e/o la “capacità” è mostrata da “qualcuno” che non appartiene ad una delle famiglie e/o dei gruppi “dominanti” di quel Sistema, questo viene immediatamente isolato ed “eliminato” socialmente, essendo visto dall’establishment (in particolare da quello/a che “deve” il suo “status di potere” ad una “appartenenza” e non ad alcuna capacità individuale) come una “minaccia”. Così, questi “Cervelli in fuga”: vengono diffamati, minacciati, isolati socialmente; divengono oggetto di mobbing e bullismo; ricevono diverse forme di disconferma; etc… etc… .

Phenomena molto forti nei piccoli Comuni Italiani (e/o nelle piccole Realtà Locali equiparabili) “guidati/e” dai membri delle solite famiglie e/o dei soliti gruppi locali. Questi sono contesti nei quali la leadership è detenuta per l'”appartenenza” ad un “qualcosa” e non per “capacità e/o meriti” propri dei soggetti. Pertanto, chi ha il suo status fondato sul “nulla” vede questi Individui come una terribile “minaccia”.

Di contro, Sistemi “dominati” da persone competenti e/o capaci, che devono il loro status a loro stesse (e/o alle proprie capacità individuali) non si sentono minacciate dalle nuove generazioni capaci, e pertanto (di contro) gli danno “spazio” ed opportunità.

Diversamente, i “Cervelli in fuga” in Italia hanno solo due opportunità: o, la “fuga” appunto; o, il “restare” (però in questo caso) a fare “nulla” ed a sopportare le angherie, il bullismo ed i soprusi, degli incapaci locali.

Pertanto, non si condivide la giustificazione pubblicamente data dai media per spiegare la “fuga dei Cervelli” dall’Italia. Questi non fuggono per “l’assenza di lavoro e/o di opportunità”, ma per le dinamiche sociali “anomale” attuate nei Loro confronti che semmai producono, come detto supra, l’assenza di lavoro e/o d’opportunità per Loro, ma non per altri!!

Università di Cambridge & Massoneria

Negli ultimi anni c’è stata una “esplosione” di pubblicazioni e di trasmissioni televisive che hanno divulgato molte informazioni concernenti alcuni gruppi, società e/o confraternite (più o meno segrete)[1]. Le più popolari sono state Mistero (Mediaset) e Voyager (RAI) ma non sono mancate altre trasmissioni: e.g. diversi documentari trasmessi dal Canale Focus.

Attraverso d’esse, l’opinione pubblica ha gradualmente conosciuto themae inerenti: la Massoneria; gli Skulls and Bones di Yale; gli Illuminati della Baviera; i rapporti tra il Nazionalsocialismo, Società Segrete ed Occultismo; “il tutto ed il di più” sull’Ordine dei Templari; etc… . E’ stato dimostrato storicamente come questi gruppi abbiano influenzato numerosi eventi storici, agendo (per usare le categorie di Goffman), non nella ribalta ma, nel retroscena della Storia.

Nonostante queste trasmissioni e pubblicazioni abbiano ormai trattato tutti i themae possibili ed immaginari (con diversi gradi di accuratezza) mi è capitato di rilevare, in alcuni casi, una maggiore attenzione su alcuni aspetti piuttosto che altri.

Uno di questi concerne alcune divulgazioni fatte sull’Occhio Onniveggente, la cui raffigurazione avrebbe indicato un’influenza massonica. Quindi, nessun segreto sconvolgente: rassicurateVi. Una “precisazione”, un’informazione storica, su un aspetto dell’Universitas Cantabriginiensis[2].

Com’è stato reso pubblico, l’Occhio Onniveggente è uno dei simboli più noti della Massoneria. Per la forte influenza che quest’ultima ha avuto negli Stati Uniti d’America, esso è stato stampato (dal 1933) sul retro della banconota da un dollaro. Una decisione presa dal Presidente Franklin Roosevelt, Grand’ Maestro Massone del 33° grado. In seguito, fu usato anche nel logo dell’Agenzia Governativa Statunitense D.A.R.P.A.[3]. Quest’ultima, dopo che la questione fu più volte sollevata, decise di sostituirlo.

Questa informazione (ripetuta dai Media) fu presentata come prova di come l’occhio onniveggente testimoni l’esistenza d’un’influenza massonica. Gli scettici, di contro, l’hanno sempre liquidata come mera congettura. Nessuno, in questo dibattito, sembrò accorgersi d’un elemento che avrebbe risolto definitivamente la diatriba in thema, grazie alle dichiarazioni ufficiali seguite. L’Occhio Onniveggente, infatti, è apparso “clandestinamente” anche sullo Stemma e sulla Bandiera dell’Università di Cambridge dalla prima metà del XX secolo[4]. Proprio in mezzo allo stemma dell’Università, infatti, è stato apposto l’Occhio Onniveggente. Un simbolo, oggigiorno, riportato in ogni raffigurazione (ufficiale e commerciale).

E’ pacifico che l’Occhio Onniveggente: a) non ha significato araldico; b) non è parte dello Stemma dell’Università di Cambridge. Prova è data dagli stessi Statutes and Ordinances dell’Università. Exempli gratia, negli Statutes (verificati regolarmente fino al 2010) è ufficialmente scritto che: “ the arms now borne by the University of Cambridge, gules a cross ermine and four gold leopards with a book gules upon the cross, were granted by Robert Cooke, Clarencieux King of Arms, on 9 June 1573”. Queste armi sono rimaste identiche a tutt’oggi. Nonostante ciò, durante lo scorso secolo, apparve (come detto supra) l’Occhio Onniveggente proprio al centro del suo stemma per rimanervi.

Questo simbolo, apparso “illecitamente e clandestinamente” indica: la sua “appartenenza” alla Massoneria; e/o, la forte influenza che quest’ultima ha su di essa. Questa tesi, potrebbe essere vista dai “soliti scettici”, come un’altra “speculazione” allo stesso modo di quelle fatte sulla banconota da un dollaro americano. Ciò, però, in questo caso NON può avvenire. Infatti, negli ultimi anni, è stata la stessa Massoneria Inglese a riconoscere (ufficialmente e più volte) di svolgere un’intensa attività di “reclutamento” presso le Università di Cambridge e di Oxford. Un’azione “palpabile” nell’Oxbridge[5], ove studenti e docenti sono “fortemente incoraggiati” ad unirsi alla Massoneria. Per favorire tale “reclutamento”, la Massoneria Inglese abbassò il limite d’età per i candidati dai 21 anni ai 18 anni. Un limite abbassato anche di recente per istituire l’“Universities Scheme”. Uno schema usato per estendere l’attività di “reclutamento” dall’Oxbridge ad altre sette Università del Regno Unito (Bath; Birmingham; Bristol; Durham; Exeter; Manchester; e Sheffield).

I legami tra la Massoneria e l’Oxbridge sono di lunga data. Conformemente alle dichiarazioni rilascitate al Telegraph da uno spokesman dell’Università di Oxford: “While it is not a body officially affiliated with the University, there has been a lodge at Oxford since 1819[6].

L’interesse della Massoneria nella formazione e nell’educazione delle nuove generazioni è da sempre stato forte. Prova è data dalle due scuole inglesi: la Royal Masonic School for Girls a Rickmansworth (Hertfordshire); e la Royal Masonic School for Boys vicino a Bushey[7]. All’Università di Cambridge esiste una loggia aperta ai solo Membri dell’Università. Inoltre, alcuni Colleges hanno istituito proprie logge aperte solo ai loro membri ed alumni. Exempli gratia: Trinity College[8].

Il forte legame tra la Massoneria e l’Università di Cambridge è più che provato e documentato. Le informazioni sono, oggigiorno, rese pubbliche: dagli stessi soggetti interessati; dalla Massoneria Inglese; e da alcuni giornali britannici. L’Occhio Onniveggente inserito “clandestinamente” nello Stemma, ufficializza e pubblicizza, la forza di questo legame a chiunque sappia leggere tali simboli.

Un legame talmente scontato che: molti all’Università di Cambridge ritengono “erroneamente” i nuovi membri arrivati a tal fine! Per verificare se questi siano già appartenenti alla Massoneria (e/o ad altri gruppi), gli sono fatte “sperimentare” alcune strette di “mano segrete”. Nel caso i soggetti siano già degli affigliati, sapendo come rispondere, riveleranno la loro appartenenza. Di contro, dopo aver pensato tali “insolite strette di mano” parte delle “abitudini aborigene” locali, ne scopriranno il significato! Il toccamento “base”, sperimentato maggiormente dai più, è quello di sentirsi premere con l’unghia del pollice la prima falange dell’indice ricevendo tre invisibili colpi uguali. La risposta da dare, non dovete chiederla a Me. Io: non sono un Massone; non ho richiesto di diveltarlo; ed ho declinato ogni loro “cortese invito”.

Concludo il Post dicendo che con esso non è stata mia intenzione fare alcuna attività di proselitismo a favore della Massoneria (neppure indirettamente). Dai samples osservati a Cambridge, sono emersi forti dubbi sui “valori morali” che ufficialmente dice di promuovere[9]! Molti comportamenti vanno in tutt’altra direzione!! Semplicemente, con questo Post, ho voluto riportare una notizia (pure di rilevanza storica) inerente allo Stemma dell’Università di Cambridge. Un qualcosa che era già sotto “l’Occhio” di tutti, sebbene nessun “commentatore noto” lo abbia rilevato.

Inoltre, ritengo questa un’informazione utile per ogni studente prima di “optare” in quale Università andare. In questo modo: chi è massone (e/o vuole diventarlo) può scegliere quelle Università più vicine a questa ideologia[10]; chi di contro non è un massone (e non vuole diventarlo) può liberamente scegliere altre Università nelle quali sono assenti queste “attività di reclutamento”. In questo modo, nessuno è costretto a perde tempo!

Per studiare, un Università vale l’altra. I ranks sono solo forme attraverso le quali si manifestano alcuni aspetti delle Lotte di Potere e di Significato attraverso le quali alcuni gruppi tendono a dominarne altri, exempli gratia, reclutando e ponendo in posti chiave propri membri.

That’s all Folks!

[1] Senza voler dare una bibliografia sul thema, a scopo meramente esemplificativo, per chi volesse leggere per la prima volta alcuni libri sull’argomento consiglio, per la chiarezza espositiva e l’accuratezza, le pubblicazioni di:

Marco Pizzuti (2009), Rivelazioni non Autorizzate – Il Sentiero Occulto del Potere, Vicenza (Il Punto di Incontro);

Marco Pizzuti (2012), Rivoluzione non Autorizzata – Come Cambierà il Mondo, Vicenza (Il Punto di Incontro).

L’autore gestisce anche un sito internet d’informazione: http://www.altrainformazione.it

Chi, dopo aver letto le opere supra indicate, e.g. voglia leggere altri libri sull’argomento e sia interessato al Club Bilderberg, indico i lavori d’un ex collaboratore del KGB: Daniel Estulin (2012), L’impero Invisibile, Roma (Castelvecchi Editore – un marchio di Lit Edizioni).

Preciso che ciò non significa che chi scrive condivide necessariamente ogni tesi esposta dagli autori indicati.

[2] Nome latino dell’Università di Cambridge.  E’ da esso che deriva l’abbreviazione “Cantab.”  (usata dai suoi membri ed alumni ) per indicare che il titolo accademico gli fu conferito dall’Università di Cambridge. Quindi se vedete una scritta del tipo: B.A. (Cantab.); LLM (Cantab); MPhil (Cantab.); MLitt. (Cantab.); PhD (Cantab.) … significa che il relativo titolo accademico è stato conferito al soggetto dall’Università di Cambridge.

[3] Defence Advanced Research Projects Agency.

[4] L’Università di Cambridge è una delle Università che da sempre si trova tra i primi posti nel rank Modiale. Ad esempio, nel 2005 e 2006, conformemente all’Academic Ranking of World Universities era al secondo posto dopo l’Università di Harvard. Di contro, l’Università di Oxford era al solo al 10 posto. Nel 2010 e nel 2011, conformemente al QS World University Rankings, era al primo posto.

[5] Nome che riunisce l’Università di Cambridge e di Oxford.

[6] Telegraph, 27 Maggio 2007.

[7] Quest’ultima fu chiusa nel 1977.

[8] Un fatto palesemente noto: essendo stato reso pubblico dallo stesso Trinity College in internet.

[9] Con ciò NON si vuole fare di tutta l’erba un fascio, ma neppure riportare cose non osservate nei samples!

[10] Come chi è Cattolico può scegliere un’Università Cattolica; chi è Arabo un’Università Mussulmana; chi è ateo un Università “atea”; etc… .

3 Giugno 2015. L’Università di Genova testimonia la sua Grandezza. Il Dipartimento di Scienze della Formazione accoglie la PETIZIONE presentata dagli Studenti!

In risposta alla PETIZIONE, i Presidenti dei Corsi di Laurea hanno preso, prontamente, “in pugno” la situazione.

La Prof.ssa Zanobini, Presidente del Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche, nominata Presidente della Commissione di Laurea del 3 Giugno, ha subito chiarito d’agire come Garante: del rispetto dei Regolamenti; e della Naturale successione delle fasi dell’esaminazione finale. D’altronde, non poteva essere diversamente. La grande sensibilità posseduta dalla Prof.ssa Zanobini per i diritti e le esigenze degli Studenti era (già) proverbiale. Non a caso, Ella è tra le Docenti più amate (seguite e stimate) del Dipartimento. I suoi corsi sono sempre stati tra i più affollati, grazie: alla sua eccezionale chiarezza espositiva; alla sua travolgente abilità nel coinvolgere i partecipanti. Non solo, leggendaria è anche la sua Umanità. Un’Umanità che (da tempo) l’ha resa uno dei Baluardi posti a difesa dei Diritti dei più Deboli nel Nostro Ateneo. Insomma, una docente che ci rende tutti orgogliosi d’essere sui Discenti.

Grazie, Prof.ssa Zanobini.

Un grazie va anche agli altri Presidenti dei Corsi di Laurea che, in concerto colla Collega, hanno subito mostrato la capacità d’intervenire celermente, e “ferrea intenzione”, nell’impedire il ripetersi di tali phenomena. Phenomena ritenuti essere eventi accidentali, non voluti, accaduti a loro completa insaputa. Un’accidentalità dimostrata dalla pronta risposta.

Un particolare Riconoscimento va al Direttore del Dipartimento (Prof. Amoretti) che, … stupito del fortuito “sbandamento” nel quale “scivolarono” alcuni …, ha deciso d’ergersi a Vigile Presidio. Un’azione di cui, … Noi tutti eravamo certi. Egli è tra gli Accademici maggiormente impegnati nel rendere l’Università di Genova un Centro d’Eccellenza Mondiale. Un Accademico che, come assunto l’incarico di Direttore, ha fatto tutto per incrementare il prestigio del Dipartimento. Un Professore che tutti Noi vorremmo assumere a Modello.

Grazie, Direttore.

Per finire, si ringraziano i Rappresentati degli Studenti che hanno mostrato grande capacità nel portare avanti le istanze dei loro rappresentati.

Un particolare GRAZIE va dato al Sen. Simone Frega, membro del Senato Accademico, che da autentico Giurista ha subito compreso, più d’ogni altro, l’importanza del caso. Le sue competenze, il suo interessamento, l’appoggio “politico” dato, sono stati fondamentali alla difesa dei diritti degli studenti!

Un grazie anche ai Rappresentati degli Studenti del Dipartimento. A quest’ultimi, da “fratello maggiore”, dico: “ragazzi! FateVi sentire più spesso! Parlate a Voce Alta! Dovete sapere che, a causa dell’“inquinamento acustico”, se parlate “troppo a bassa voce” alcuni dei Seniors potrebbero non sentirVi. RicordateVi che: i Diritti sono Diritti. Essi vanno difesi. Non sono mica concessioni da elemosinare come mendicanti!”. In ogni caso… bravi ragazzi! Quando NON Vi “fate di Psicanalisi”, “qualcosa” concludete!

Un’esortazione condivisa anche dai Presidenti e dal Direttore pieni di soddisfazione nel vedere che in Dipartimento (… contrariamente a quanto sostenuto da alcuni giornali …) gli studenti sono “vivi”, capaci di mostrare grande partecipazione e pieni di fermento politicoIn essi era visibile: la commozione di chi, anni addietro, “combatté” con eguale entusiasmo “lotte” simili; ed un “caldo invito” a partecipare più spesso.

Finisco sottolineando come “questa vicenda” non evidenzi “l’errore” ma, di contro, la GRANDEZZA e la SUPERIORITA’ dell’Università di Genova, rendendoci ORGOGLIOSI di farne parte.

Essa testimonia la Grandezza e la Superiorità degli Italiani nel saper correggere prontamente i propri errori accidentali.  D’altronde l’ITALIA è sempre stata: il Paese della Cultura; la Culla della Civiltà e del Diritto; la Madre dell’Università. Finiamola: d’auto-parlaci male; di commiserarci; d’elogiare popoli di “barbari costumi” (imitandoli). Noi siamo meglio. Noi siamo “il Meglio”. Exempli gratia, all’Università di Cambridge (arrivata al 1° posto nel rank mondiale) per nascondere un’irregolarità (non di rado accade che) se ne facciano altre dieci peggiori (!) e così via crescendo (!!). L’obiettivo, infatti, non è quello di rimediare all’errore. L’obiettivo è solo quello di nascondere, impedire che dell’errore si sappia! Questo poiché ivi, tutto dipende dalla Vuota Apparenza. Una Fama, in buona parte, dovuta alla, e basata sulla, costruzione mediatica. Il frutto d’un’accurata campagna propagandistica!

A NOI Italiani, di contro, NON c’importa NULLA della Vuota Apparenza. NOI siamo un “Popolo di Sostanza e di Contenuto”. I “comparativi” non esistono per Noi; Nostro è solo il “superlativo”.

NON temiamo le “critiche”, poiché NON abbiamo bisogno: d’auto-elogiarci continuamente; d’auto-incensarci ripetutamente; di salvare le apparenze; di controllare giornalmente il rank per (s)venderCi sul Mercato!

In NOI abbonda, per Natura, la Grandezza, la Genialità, la Creatività, l’Umanità, la Virtù … in così tanta sovrabbondanza che: le diamo per scontate, arrivando (per abitudine) a non vederLe neppure. SottovalutandoCi, omettiamo di farCi alcuna pubblicità. D’altronde, cosa serve la réclame a chi come NOI non è merce che si svende al Mercato!

Ecco cosa Vi dico. E’ giunta l’ora di finirla di: farci “colonizzare” da “barbare culture”; abbindolare dalle loro campagne pubblicitarie patinate; reprime, rinnegare, abiurare le Nostre Nobili Origini, la Nostra Gloriosa Civiltà e Tradizione!

Ecco cosa afferma, … ecco cosa emana, … ecco cosa testimonia, … ogni Nostro Agire al Mondo Intero: “Mundi, Nos Optimi”. E quando qualcuno Vi chiederà chi siete, rispondetegli con ORGOGLIO: “Superbi ATENEI GENUENSIS, liberi”.

Che cosa?! Qualcuno si chiede che ruolo abbia avuto Io in tutto ciò?

Assolutamente nessuno. Timido ed Imbranato come sono! Timorato di Dio e dell’Uomo! Che cosa avrei potuto fare?!

Semplicemente: vidi cose accadere da se; ammirai Gesta d’Uomini Gloriosi mentre (spontaneamente) stavano forgiando la Storia; … e all’epullion volli dare parola degna!

Alla prossima!

Qualcosa sulla Riforma Universitaria del 3+2

Uno dei motivi che ha fatto abbandonare all’Italia il Vecchio Ordinamento per passare al nuovo 3 + 2 è stato quello di voler “uniformare” il Sistema Italiano a quello Europeo. Nel far questo, gli Italiani ne sono usciti fortemente svantaggiati rispetto ai loro colleghi europei che, studiando di meno, hanno (di contro) un più celere accesso alle professioni!

Vi porto come esempio il Sistema Inglese.
In Inghilterra la Laurea Triennale è chiamata Bachelor. Questo, in base alle materie studiate, può essere: in Arts; in Sciences; in Social Sciences; in Engineering; etc… . Di solito, il numero di materie e di ore di lezione è minore rispetto a quanto fatto nelle corrispettive Lauree Triennali Italiane. Nonostante ciò, conseguito un Bachelor, lo studente può accedere alla libera professione (e.g.: avvocato; psicologo; etc…) senza necessità di fare: alcun Master (annuale e/o biennale); alcuna Scuola di Specializzazione dopo il conseguimento di Masters Biennali. In altre parole, una persona, con una loro Laurea Triennale (Bachelor), può fare quello che in Italia può fare SOLO dopo aver conseguito una Laurea Specialistica.

Ricordo come la Nostra Laurea Specialistica corrisponde ad un loro Master Biennale. Non solo, quest’ultima è un Graduate Course molto più impegnativo di molti corrispettivi Inglesi. Infatti, la Nostra Laurea Specialistica prevede due anni di: coursework; research. A Genova oltre alla Tesi alcuni Corsi di Laurea richiedono anche una Tesina. Di conto, in UK, i Master si suddividono tra quelli che richiedono solo coursework (M.A.; M.Sc.); e quelli che prevedono solo research. I primi sono annuali. I secondi possono essere: annuali (M.Phill); o biennali (M.Litt.). I primi prevedono una tesi di 30.000/40.000 parole; i secondi una tesi di 60.000/80.000 parole. E’ da precisare, però, come il Sistema Inglese non sia omogeneo. Il nome dei Masters,  ed il numero delle parole richiesto per la tesi, può variare da Università ad Università. Alcuni Master sono Ibridi prevedendo sia Coursework sia Research. Questi, contrariamente alla Laurea Specialistica, sono di durata annuale. Non solo, la dissertazione in questi casi è ridotta a ciò che in Italia è chiamata Tesina: uno elaborato di 10.000/18.000 parole. Il Ph.D (o D.Phill ad Oxford) corrisponde al Dottorato in Ricerca. Esso prevede una tesi di 80.000/100.000 parole.

Qualora si voglia conseguire una “seconda laurea”, in UK, si può semplicemente seguire un diploma di conversione di durata annuale.

In altre parole, un soggetto può accedere alla libera professione in tempi assai ridotti rispetto a quanto avviene in Italia. Una volta ottenuto l’accesso alla professione, può esercitare in qualsiasi Stato dell’Unione Europea (inclusa l’Italia). In tale Mercato, gli Italiani ne escano svantaggiati. I Governi, attuando politiche “auto-lesioniste”, hanno attribuito ben poco valore alle Nostre Lauree Triennali. Inoltre, hanno portato le Nostre Lauree Specialistiche (biennali) ad essere considerate dal Mercato meno d’un Master annuale conseguito in U.K.!! Per finire, hanno ridotto i posti per i Dottorati in Ricerca ad un numero così esiguo che l’accedervi è come vincere alla lotteria! Questo obbliga i migliori studenti (… soprattutto chi ha la possibilità economica…) ad andare all’estero.

Di certo, le diverse riforme fatte sul 3+2 non hanno portato alcun miglioramento.

Università di Genova. Ecco come gli Esperti della Formazione valutano gli studenti!

Qualcosa d’anomalo accade al Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova durante gli esami finali delle Lauree Triennali. Nonostante la Commissione di Laurea debba (… in base ai Regolamenti …) valutare due elementi: una prova scritta, costituita dalla tesi; ed un viva voce, costituito dalla discussione orale; … per assegnare i punti a sua disposizione, risulta accadere tutt’altro. Gli Esperti Educatori hanno ribaltato l’Ordine Naturale, Ontologico e Giuridico, dell’esaminazione procedendo: prima, a deliberare i punti da assegnare ai candidati; e solo poi, fargli recitare la discussione orale per salvar le apparenze!

Per Antica Tradizione, norma giuridica e la stessa Natura delle Cose, … l’esame finale d’una Laurea può essere suddiviso in almeno quattro fasi, per necessità, cronologicamente conseguenti l’una all’altra.
La PRIMA fase è costituita dal lavoro di ricerca e di redazione della tesi sotto la supervisione d’un Relatore.
La SECONDA fase è realizzata colla discussione orale della tesi d’innanzi a una Commissione d’Esperti. Una fase centrale (e soprattutto necessaria) per valutare la capacità del Candidato: a difendere ed ad argomentare le proprie affermazioni; ed illustrare alla Commissione il lavoro fatto.
La TERZA fase è costituita dalla riunione in Camera di Consiglio della Commissione per assegnare al Candidato i voti a sua disposizione. Fase che necessariamente deve conseguire alla discussione orale.
La QUARTA fase è costituita dalla lettura pubblica della delibera con la quale si conferisce il titolo di Dottore.

Ora accade che al Dipartimento di Scienze della Formazione sia stata “lanciata” una nuova moda! Gli Esperti Educatori, per dare una sferzata di modernità al Sistema e “rompere” col Passato, hanno preferito anteporre la TERZA fase alla SECONDA. In altre parole, prima valutano il candidato assegnandogli i punti a loro disposizione, poi gli fanno “recitare” la discussione orale. Terminata la discissione, procedono direttamente alla lettura del verbale precedentemente deliberato.
Ora mi chiedo: che cosa valutano gli Eccellenti Membri della Commissione quando deliberano prima della discussione orale? Possiedono loro facoltà medianiche (di cui non siamo a conoscenza) tali da poter leggere nel Futuro?
Sebbene a queste domande Io NON sappia dare risposta, una cosa so per certo. Se l’esame è sia scritto che orale … è evidente che almeno una delle due componenti non è stata considerata e valutata!
Questa è una lesione dei diritti degli studenti. Ricordo come un voto di laurea non sia indifferente ad un altro. La differenza d’un punto può, exempli gratia, causare l’impossibilità di poter partecipare ai concorsi pubblici. Non solo, nei corsi di Laurea a numero chiuso può: precludere l’accesso alla Laurea Specialistica; oppure condizionarlo ad un esame d’ammissione. Ancora, può precludere: all’accesso ad alcune Università piuttosto che altre; e/o all’ottenimento di borse di studio. Questo è ancora più grave quando la Commissione, molto arbitrariamente, arriva ad assegnare ai Candidati “zero” punti tra quelli a sua disposizione, senza nemmeno ascoltare la discussione orale ed acquisire conoscenza del lavoro!
L’esame di Laurea è un momento importante per gli studenti. Essi, dopo aver approfondito per mesi (… se non talvolta per anni …) un argomento di loro interesse, hanno tutto il diritto d’essere ascoltati da una Commissione attenta ed interessata. Non certo da una Commissione che, avendo già deliberato, assiste annoiata allo spettacolo, ricordando allo studente che la “recita” non deve superare i cinque minuti! Chi sceglie d’insegnare in Università dovrebbe essere appassionato ad: ascoltare le idee degli studenti; incentivare lo spirito critico-riflessivo; animare le discussioni. Queste caratteristiche dovrebbe essere parte della sua missione e vocazione. Di contro, avrebbe potuto scegliere un’altra professione (dove le discussioni siano assenti). Per esempio, la carriera militare. Di certo, lì non sarebbe stato infastidito da tali “incomodi”.
Ricordo come la discussione orale sia la fase centrale e fondamentale dell’esame finale. Solo qui: da una parte, il candidato può dimostrare la sua capacità a saper difendere le tesi sostenute; dall’altra parte, i membri della Commissione possono acquisire conoscenza del lavoro fatto dal candidato. Infatti, non è un segreto che molti commissari (e.g. per assenza di tempo) non hanno la minima idea del lavoro fatto dai candidati. Ben pochi leggono le tesi di cui non sono relatori. Quindi, che cosa valutano gli Illustri Membri della Commissione quando deliberano prima della discussione orale? Decidono su “voci di corridoio”? Su “rumori” diffusi da “borbottii”? Oppure sulla simpatia e/o antipatia che hanno per un Candidato piuttosto che per un altro?

Ridurre l’esame orale ad una “buffonata” da recitare a “cose fatte” è sintomatico del degrado sociale che sta accadendo oggigiorno. Sempre più spesso le decisioni sono prese per convenienza e/o per interesse. Esse sono antecedenti agli stessi processi decisori (e.g.: processo giuridico; procedimento amministrativo; valutazione psicologica; etc…) attraverso i quali dovrebbero (di contro) essere assunti, in contradittorio delle parti interessate, gli elementi valutativi su cui basare la decisione. D’altronde, se la decisione è presa per convenienza e/o interesse che bisogno c’è d’aspettare d’assumere elementi oggettivi all’interno d’un contradittorio delle parti! Ciò diventa un inutile “incomodo”! Una terribile “seccatura”! Un qualcosa da ridicolizzare; ridurre a farsa; … farlo, … se proprio tocca …, solo per salvare l’apparenza.
Per tali motivi, molte persone ormai assuefatte a tali pratiche esclamano semplicemente: che problema c’è?!
Il problema c’è, eccome! Essendo sintomatico proprio del degrado sociale.

Cosa diversa è chiederci: cosa può fare uno studente quando cade vittima di queste pratiche illecite e vuole, … mosso dal suo Ingenuo Entusiasmo …, combattere un Sistema Corrotto e Marcescente?
Qualora uno studente non sia contento di ciò, e/o abbia ritenuto lesi i suoi diritti, può impugnare la delibera della Commissione di Laurea proponendo: un Ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (entro 60 giorni); e/o un Ricorso Straordinario al Capo dello Stato (entro 180 giorni). La delibera, infatti, è un atto amministrativo che per vizio di legittimità (nel caso: violazione di legge) diventa annullabile su richiesta dell’interessato. Una volta annullata, lo studente ha diritto d’essere ri-esaminato conformemente alle regole.
Questa è la teoria. Il diritto di carta che mai diventerà un diritto reale. Infatti, una procedura legale richiede ingenti esborsi di denaro. Cosa che in se e per se la preclude a priori agli studenti. Non solo, bisogna trovare poi un avvocato che sia: capace a sostenere il caso; ed interessato a presentarlo con entusiasmo. Entrambe cose che richiedono tanta, e ribadisco tanta, FORTUNA!! In seguito, presentato il ricorso, si devono aspettare anni (se non decenni, qualora si necessiti di passare per più gradi di giudizio) prima d’una sua definizione. Alla fine, vinto il ricorso, lo Studente deve essere ri-esaminato. Purtroppo per lui, a questo punto, per aver osato esercitare un suo diritto sarà considerato un “Rompi Scatole” di “Prima Classe”. Cosa che non gli agevolerà di sicuro: “la vita” in generale; ed una “ri-esaminazione imparziale”. Gli accademici, infatti, almeno per disincentivare altre forme di protesta da parte degli studenti (preferendo avere a che fare con greggi di “zombi silenti” piuttosto che di “rompi scatole” pronti i rilevare ogni loro mancanza) lo metteranno metaforicamente “ai ceppi” in modo tale da render chiaro a tutti i restanti che: “tacere e subire” conviene piuttosto che “parlare e protestare”. D’altronde la Gerarchia Sociale si basa su questo!
Se poi lo studente si trova in corsi dove ci sono degli Psicologi, può star certo che questi, una volta “pescati” oggettivamente con le “mani in pasta”, per sviare l’attenzione dai fatti oggettivi si metteranno ad accusarlo d’ogni “disturbo mentale” possibile. Essi applicheranno una versione moderna dell’antico stratagemma d’attacco ad personam (collaudato sin dai tempi di Freud) attraverso il quale, diffamando il soggetto si cerca di sviare l’attenzione dai fatti oggettivi verso fantasie create da questi ad hoc. Non solo, grazie ad esso, ottengono un altro effetto: quello d’isolare socialmente il soggetto. Chi si metterebbe ad appoggiare uno “ribelle” definito per di più da un “esperto psicologo” come “mentalmente disturbato”?
Così alla fine, non potendo negare e/o controbattere i fatti oggettivi, questi inducono lo studente (che osò sfidare la Corruzione e l’Illegalità del Sistema) ad abbandonare il ricorso proposto. Abbandonato il Ricorso, per magia, i fatti oggettivi sono fatti svanire. Le irregolarità esistono solo, e solo se riconosciute da un Giudice. In assenza d’una sentenza, non sono mai esistite e/o accadute!

Per tali motivi non suggerisco a nessun: di fare alcunché di legale; e/o protestare dinanzi all’ineluttabile decadenza del Sistema. Di contro, nel caso in cui i Rappresentati degli Studenti abbiano voglia di difendere i diritti di quest’ultimi, questi potrebbero tentare un “azione politica” all’interno degli Organi dell’Università per modificare tali prassi. Il punto è: dove sono finiti i Rappresentanti degli Studenti del Dipartimento? Che cosa stanno facendo? Sono tutti troppo intimoriti per osar parlare?
Il loro silenzio di certo spiega poiché la stragrande maggioranza non vada a votarli.

Concludo dicendo: non fraintendete questo Post. Con esso, non dico che in Italia le cose vadano peggio che all’Estero! Non è così. All’Università di Cambridge, ad esempio, ho visto accadere irregolarità e violazioni ben peggiori di queste (fatte con tutt’altra intenzionalità). Qui le cose sono largamente migliori. Le stesse violazioni, quando accadono, spesso conseguono innocentemente ad un eccessivo carico di lavoro subito dai nostri docenti. Exempli gratia, fanno assai molte più ore di insegnamento rispetto ai loro colleghi stranieri (e.g. Inglesi. A Cambridge un docente fa raramente più di due ore di lezione a settimana). Quindi, ho deciso di spezzare una lancia a loro favore, ma non tutte. Pur riconoscendo che tale prassi sia conseguita: all’assenza di tempo; alla stanchezza per l’eccessivo lavoro; alla loro più lunga esposizione (per maggior età) alla “corruzione” del Sistema; … ritengo che si possa ripristinare l’Antica Tradizione Italiana di valutare lo studente solo dopo un attento ascolto della discussione orale. D’altronde l’Italia, non era il Paese della Cultura?